venerdì 29 giugno 2007
Stranezza.
Perché io sono strano e tu sei normale, come tutti i tuoi amici, come il mondo che ti circonda.
La società odierna ci fornisce molte scorciatoie. La morale, il modo di essere, la personalità sono fornite già impacchettate e pronte all'uso, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Numerosissimi i modi di essere già esistenti e la gamma di prodotti disponibili è tale da soddisfare le esigenze di ognuno. Scegli anche tu la riservatezza del Dark o il look all'ultima moda del Truzzo! Oppure, per i più aggressivi, disponibili anime da Punk o Metallaro anche personalizzate.
Questa è la normalità. Cazzate.
Io, invece, io sono strano perché so da solo cosa mi rende felice e cosa triste, invece di farmelo dire dall'Ambiente. Sono cattivo perché ho le mie definizioni di giusto e sbagliato, invece di assorbire la morale dall'Ambiente. Sono pervertito perché ho una lista mia di cose che mi eccitano, invece di attenermi a quella dettata dall'Ambiente. Sono di mentalità chiusa perché dico quello che penso, invece di essere ipòcrita su ogni tema, dagli extracomunitari agli omosessuali alle droghe- come invece impongono le regole dell'Ambiente. E sono pazzo, perché faccio sempre delle cose senza senso, invece di fare le cose normali, quelle conosciute dall'Ambiente.
Muhahahaha.
Sono pazzo.
Sììì. Non sapete cosa vi perdete.
mercoledì 30 maggio 2007
Gratitudine.
La sincerità è disarmante. Se uno cerca di difendersi, tutti tenteranno di scovare i suoi inganni e le sue falsità. Ma la sincerità non lascia nulla da replicare.
La gratitudine verso la vita e l'accontentarsi di ciò che essa offre è tutto ciò che è necessario per essere veramente felici. Tutto il resto è superfluo. Infatti siamo tristi solo quando vorremmo qualcosa che non è.
Per essere sempre felici bisognerebbe conoscere il pensiero di Dio... a quel punto vedremmo chiaramente le conseguenze di tutto ciò che succede, e perché succede, e quindi vorremmo che tutto fosse come effettivamente è.
lunedì 14 maggio 2007
Who’s sorry now?
Ora che mi sono accorto che allontanarmi da te è stata una pazzia, tu hai capito che stai bene anche senza di me... Un classico, forse. Però per favore non dimenticarti che per me lasciarti non è stato un capriccio, ma quasi una necessità. Ma poi ci siamo mai veramente lasciati? In questo tempo abbiamo detto e fatto tante cose... nella pratica non abbiamo mai smesso di stare insieme, tu lo sai, condividi di sicuro nel tuo cuore ciò che sto dicendo. Quando abbiamo smesso di stare insieme è stato perché io ho esternato tutto il mio disappunto e la mia incapacità di continuare soffrendo a tal modo...
...ma di fatto, sei stata tu a lasciarmi.. ieri notte, tu hai scritto la parola fine. A me non resta che abbracciare la fontana...
Ti amo.
venerdì 4 maggio 2007
Essere e non sapere.
Poi si riflette e piano piano tutto ritorna luminoso.
domenica 22 aprile 2007
Lettera ad una donna a caso.
Insegnami a vivere. Dalle persone come te voglio imparare a vivere i miei anni. Perché io ho gli occhi chiusi e mi immagino la vita lì ferma, come la vedo io. Poi ogni tanto apro gli occhi e vedo che la vita esiste davvero, e sta scorrendo velocissima davanti a me, e allora mi prendo paura e li richiudo. Insegnami tu a vivere giorno per giorno, ad agire senza pensare, ad uscire dall'isolamento... ad evitare di sprecare la mia giovinezza. Non si può essere vecchi dentro a 18 anni. Mi sento profondamente in colpa nei confronti di chiunque mi abbia dato la vita... è ora di cambiare questa situazione. Insegnami a vivere o almeno indicami la strada, perché la mia vecchiaia interiore in realtà è solo mancanza di maturità. Fammi crescere, fammi scoprire che la vita è altro. Voglio fare nuove esperienze insieme a te, voglio smettere di essere invidioso di coloro che vedo scorrere insieme alla vita. Insegnami ad ascoltare la coscienza generatrice di sentimenti, presente in me come in ogni essere umano, poiché finora gli unici sentimenti che provo sono emulati, sintetizzati dalla ragione e per questo imperfette copie, imitazioni vuote controllate con un telecomando... fino al sovraccarico che giunge di quando in quando.
Amami e fai in modo che io ti ami...
domenica 15 aprile 2007
Amicizie.
Sembra che tutti facciano in modo di complicare le cose semplici e di rendere ancora più complesse quelle che già lo sono. È piuttosto disorientante sapere che persone a cui hai sempre dimostrato che sono speciali si fanno problemi solo perché non sono le uniche a cui vuoi bene. Non capisco, tu mi vuoi bene no? E allora se mi vuoi bene perché non dovresti essere contenta del fatto che io abbia trovato persone con cui vado d'accordo, con cui sono felice? Forse perché mi vuoi e basta, invece che volermi bene. No, non lo so... non voglio nemmeno pensarci... Io ti voglio bene, e non vedo nessun problema, e quindi non ci penso. Non ti ho mica rimpiazzata. Mi dispiace che tu abbia dei problemi in questo senso. Forse non riesco a farti capire abbastanza bene cosa significhi per me.
mercoledì 11 aprile 2007
Appigli.
Quando la speranza diventa illusione? C'è un confine netto fra le due? Forse la differenza è che la speranza sfuma lentamente e gradualmente finché non ci si rende conto, a distanza di molto tempo, di non averne più; mentre l'illusione scoppia violentemente in un dato momento, causando devastazione e deserto emotivo. O forse le speranze sono realistiche, mentre le illusioni non lo sono. No, questa seconda classificazione non è possibile, la realtà è un concetto relativo esattamente come le idee. Che cosa resta alla vittima di un'illusione? Magari la consapevolezza di esserne finalmente uscito e di godere della realtà (della sua realtà) in modo superiore a prima. Mi girano in testa moltissimi pensieri ora, ma sono troppo grossi per essere convertiti in parole – o magari sono solamente io che non sono nello stato mentale adatto.
Il fatto è che ci si accorge subito di quando un'illusione svanisce, ma del fatto che una speranza non c'è più ci se ne accorge solo quando qualcosa, dal passato, torna indietro come la scheggia di una granata, e passa velocemente davanti agli occhi, senza ferire.